Comune di Cocullo

Le origini del Paese 

Le origini del paese si fanno risalire alla storica “Koukoulon” citata in età romana, ma dalle testimonianze archeologiche provenienti dalla zona a valle del paese, nelle località Casale e Triana, si deduce che il territorio era frequentato già in epoca protostorica.
L’ orografia del sito, pur non conservando tracce di fortificazioni arcaiche, fa pensare ad  una occupazione assai antica, avvalorata dal ritrovamento di oggetti dell’età del Ferro.
Gli studiosi hanno a lungo discusso sulla identificazione e sulla posizione dell’antica città  di “Cuculum”,  ma sembra ormai certo che si tratti di un abitato posto nel territorio della Cocullo attuale.
Situata in territorio peligno, nell’alta valle del fiume Sagittario, l’antica Cocullo appare nella storia propriamente detta nel periodo preromano: numerosi bronzetti votivi rappresentanti Ercole e  una vasta necropoli  con tombe a fossa (IV - I sec. a.C.) indicano  la presenza di un “pagus” (villaggio) ben organizzato.
D’altronde sappiamo dallo storico Strabone del I sec. a.C., che la “città di Koukoulon” si trovava vicino al percorso della repubblicana Via Valeria, strada consolare che collegava Roma alla costa adriatica.
Una stretta fenditura nei pressi dell’attuale frazione di Casale veniva forse utilizzata come via di passaggio verso sud, in alternativa alle Gole del Sagittario.
In età augustea la città  rientra nella IV regio. Strutture edilizie del periodo imperiale  furono individuate nel secolo scorso  nelle stesse zone interessate dai ritrovamenti di epoca più antica, segno di una continuità di vita del primitivo villaggio. Tale ipotesi risulta ancor più avvalorata dal riutilizzo di alcuni pezzi antichi negli edifici del vicino Casale.
L’abitato antico fu abbandonato probabilmente tra l’età tardoantica e l’alto medioevo e venne costruito più in alto, nel sito attuale, per motivi strategici.
Infatti i grandi rivolgimenti storici, le invasioni e una generale decadenza economica rendevano necessario un luogo più difendibile, dove potesse trovare rifugio anche la popolazione del contado.
L’insediamento medievale venne fortificato nel XII secolo e tuttora si possono riconoscere notevoli resti del borgo più antico nei pressi della torre.
Cocullo venne compresa nella Diocesi Valvense, nata intorno al V secolo nella zona sulmonese, ma gravitò fin dal medioevo,  da un punto di vista amministrativo,  nell’area della Marsica.
Il paese seguì gli eventi storici del territorio: dapprima fece parte della Contea dei Marsi, istituita già in periodo longobardo, quindi della Contea di Celano, assegnata dagli Aragona ad Antonio Piccolomini nel 1463.
Nel 1591 tutta la Contea fu venduta a Donna Camilla Peretti che, per motivi economici, usufruì in minima parte e per breve tempo dei benefici del feudo.
Nei due secoli seguenti si avvicendarono  le famiglie Peretti, Savelli, Cesarini, Cesarini-Sforza, Barberini, Colonna, Giustiniani, Bodavilla ed altre.
Nel 1806, con l’abolizione dei feudi da parte di Giuseppe Bonaparte, il territorio fu frazionato tra i vari eredi.

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Situato nella valle del Rio Pezzana, affluente del Sagittario, Cocullo sorge a m. 900 circa sul livello del mare, in una zona che, fin dai secoli passati ed anche ai giorni nostri, è stata attribuita ora alla Marsica ora alla Valle Peligna.
Caratterizzato da una posizione arroccata, ben riconoscibile dal viadotto autostradale, Cocullo a partire dal Medioevo  si è andato espandendo sfruttando il pendio della collina.
E’ infatti facilmente  riconoscibile, specialmente con una veduta dall’alto, il suo nucleo più antico, nato e sviluppato insieme  alla fortificazione di cui faceva parte l’imponente torre quadrata.
In particolare l’andamento perimetrale di alcune strade, le porte urbiche e i numerosi passaggi coperti rendono  leggibile il  primitivo nucleo fortificato, arroccato intorno alla torre e al palazzo baronale e certamente fortificato; alcuni degli edifici situati lungo la linea fortificata conservano ancora il loro carattere “difensivo” e le aperture verso la valle.
Il borgo cocullese meriterebbe uno studio approfondito da un punto di vista architettonico ed artistico, ma per il turista occasionale è comunque assai piacevole camminare senza meta tra le strade e le viuzze minori passando sotto ad archi vetusti e trovandosi sotto la torre  o di fronte ad una splendida fontana.
L’itinerario può ricalcare, in linea generale, il percorso della processione di San Domenico che si perpetua ogni anno nel primo giovedì di maggio, discostandosene quando edifici o monumenti notevoli necessitano una deviazione.
Il centro della festa religiosa è il Santuario di San Domenico che sorge sul sito precedentemente occupato da una chiesa più antica e più piccola, dedicata a S. Egidio della quale resta uno splendido portale settecentesco riccamente decorato che funge da entrata laterale. Questo portale è arricchito da una bella porta di legno intagliato.
La facciata, la cupola e il campanile sono stati costruiti nei primi decenni del XX secolo; l’interno, a navata unica, è stato restaurato ed affrescato nel corso del secolo, mentre più antico  è il pulpito ligneo riccamente intagliato.
Molto importante per il culto è la Cappella di San Domenico, dove è custodita la statua del santo, posta davanti ad una piccola grotta scavata nella roccia dove i fedeli raccolgono la terra benedetta per usi rituali. Sulla sinistra della cappella c’è una campanella che viene tirata con i denti dai fedeli a scopo antiodontalgico.
La chiesa custodiva anche tre croci professionali d’argento del XV secolo, di arte sulmonese, numerosi reliquiari e varie suppellettili sacre, rubate alcuni anni fa.
Di fianco alla chiesa  c’è la casa Marano, un bel palazzo signorile con finestre e  portali  originali, arricchiti da sobrie decorazioni floreali.
Per ammirare altri notevoli esempi di architettura privata si può percorrere la Rua Santa, lungo il lato destro della Chiesa di San Domenico: tra bei portali con rilievi  a tema vegetale e floreale si giunge aPorta Renovata ,  piccolo passaggio coperto recentemente restaurato, che si affaccia sulla valle.
Dalla chiesa si sale lungo via Porta Ruggeri; sul lato sinistro del santuario si trova un piccolo edificio con  porta ad arco e due parapetti laterali, tipica struttura delle botteghe medievali e rinascimentali. Al di sopra dell’arco è visibile, anche se assai rovinato, un bassorilievo di stile barocco, rappresentante due amorini che sorreggono uno stemma, contornati da girali floreali.
Il retro di questo piccolo edificio, che conserva parte della muratura antica e resti frammentari dei portali e delle finestre, è visibile da Via Rua del Sacco: la strada, in discesa verso la valle come le altre vie  meridionali del paese, ha mantenuto il suo aspetto originario; tra gli edifici storici notevole la casa Squarcia, palazzetto signorile settecentesco recentemente ristrutturato.
Porta Ruggeri, che prende il nome da una  famiglia di conti celanesi che tenne il feudo di Cocullo, ha un arcone esterno che conserva le mensole d’imposta e uno dei piedritti; da notare che parte delle murature interne, coperte da una volta a botte, poggiano direttamente sulla roccia del colle.
Prima di attraversare la porta c’è un vicolo che sale ripido sulla sinistra verso il rione San Nicola: inseriti nelle murature medievali  si intravedono gli edifici del borgo fortificato, molti dei quali con gli ambienti e le decorazioni originarie. Inserito nella muratura a sinistra della Porta Ruggeri,  un bel portale del XVI secolo con mensole intagliate.
Immediatamente dopola Porta, ci si addentra nel vero e proprio nucleo fortificato. A destra numerose stradine scendono verso la valle, spesso incorniciate da passaggi coperti ad arco, come la Via S.Orsola.
Su entrambi i lati della strada imponenti edifici , forse parte dell’originario palazzo baronale. Da notare una notevole bifora quattrocentesca all’ultimo piano di un palazzo di Via Porta Ruggeri.
La strada prosegue in salita, inoltrandosi all’interno di  una delle zone più antiche del paese, come denotano le caratteristiche architettoniche dei palazzi: resti notevoli di archi, passaggi e stradine interne e bellissimi esempi di portali decorati restano a testimonianza di un passato che ha straordinariamente conservato l’antico tessuto urbano.
Prima di superare Porta di Manno, a sinistra, si trova il vero e proprio cuore del paese antico: Rione San Nicola. Il nome deriva dalla chiesa dedicata appunto a San Nicola, distrutta dal terremoto del 1915 e ricordata già nei documenti del XIV secolo. Dell’edificio rimangono scarsi resti sotto la torre: è ben riconoscibile la facciata più antica, con coronamento orizzontale e lesene angolari, il portale rettangolare sormontato da una lunetta con un frammento di affresco rappresentante una Madonna col Bambino e i resti di iscrizione, un piccolo rosone.
Sono evidenti alcuni interventi dei secoli posteriori, tra i quali l’apertura di varie finestre e l’aggiunta di un portale decorato.  Da notare, sopra il rosone, una piccola pietra con uno stemma, ricordato a Cocullo come lo stemma di un leggendario duca Sarchia: costui avrebbe esercitato su tutte le fanciulle maritate del paese lo “jus primae noctis”, secondo il quale il duca aveva il diritto di passare la prima notte di nozze con la giovane sposa; la leggenda racconta che il duca, preso con l’inganno, fu ucciso dagli abitanti. La chiesa , distrutta dal terremoto del 1915, non fu mai restaurata.
La torre è senza dubbio l’elemento architettonico più conservato e più importante di tutto il borgo fortificato, databile al XII secolo : sorta nel punto più alto del paese (per rispondere ad esigenze difensive e di avvistamento), è a base quadrata e costruita in grossi blocchi di pietra squadrati; la parte superiore mostra ancora alcuni  beccatelli aggettanti, più conservati nei lati retrostanti e segno di una parte superiore sporgente all’esterno. Le aperture maggiori sui lati vennero create per alloggiare le campane quando la torre, perse le sue caratteristiche di fortilizio, venne utilizzata come campanile della attigua chiesa di San Nicola.
Gran parte degli edifici del Rione conservano murature e strutture originarie, talvolta riutilizzate o riadattate con interventi posteriori, ma sempre facilmente riconducibili all’impianto del borgo fortificato. In particolare nelle immediate vicinanze della torre non è difficile pensare ad edifici che costituivano il vero e proprio palazzo baronale.
Scrutando attentamente tra i muri delle case dei vicoli limitrofi scopriamo portali e finestre molto antiche, alcune delle quali decorate in maniera peculiare.
Porta di Manno, l’unica ad arco ogivale che conserva, oltre alle mensole di imposta e a parte dei piedritti originali, un grosso cardine interno in pietra.
Oltrepassata Via Porta di Manno si giunge a Piazza Aracella: da qui è possibile ammirare il lato più conservato della torre, sul quale fu poi apposto l’orologio. Dalla piazza scende una strada più larga delle altre, Via Orto Magliocco, con notevoli esempi di architettura privata.
Sul lato settentrionale della piazza  un edificio ristrutturato mantiene ancora, oltre ad una bella finestra con stipiti intagliati, la sua strutturazione originaria con archi e piccole scale interne; molto particolare la rampa di accesso ad una porta ormai nascosta, in grosse lastre di pietra grezza, lisciata dal tempo.
Percorrendo Via Aracella e Via San Domenico fino alla Piazza  Madonna delle Grazie, si possono osservare edifici elegantemente decorati nei portali e nelle finestre o  arricchiti da particolari insoliti, come l’epigrafe soprastante il portale di Via Aracella n. 4, corredato da uno stemma il cui elemento centrale fu riportato anche sulla lapide superiore.
 
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Continuando si giunge alla piazza principale del paese, dove sorge la chiesa della Madonna delle Grazie, dalla quale la stessa prende il nome.
L’impianto più antico dell’edificio risale al XIII secolo e fu nei  secoli successivi modificato, soprattutto nell’interno. Non è chiaro se la stessa chiesa fosse precedentemente dedicata a San Panfilo.
La facciata è a coronamento orizzontale, ripartita  da cornici sporgenti. Il portale rettangolare è sormontato da una lunetta ad arco acuto (entro la quale rimangono  labili tracce di affresco) e, nel secondo ordine, da un  piccolo rosone. La parte inferiore presenta un piccolo zoccolo  sporgente in pietra.
L’architrave è arricchito da una rappresentazione a rilievo dell’Agnus Dei; una delle mensole laterali e il lato sinistro dell’arco conservano decorazioni antropomorfe. Le lesene sporgenti ai lati del portale furono sormontate nel XVI secolo da due statue entro edicole rettangolari. Sul lato destro un bel  portale rettangolare reca la data 1552 ed una piccola scultura zoomorfa sopra l’architrave.
L’interno, a navata unica, è scandita in senso  longitudinale da grossi archi a sesto ribassato. L’arredo della chiesa è settecentesco ma rimangono notevoli resti di affreschi del XVI secolo lungo il lato destro. In particolare sulla destra dell’entrata sono stati recentemente riportati alla luce e restaurati una “Crocifissione” ed una “Deposizione”. Ma l’affresco  più  importante dal punto di vista iconografico è quello situato accanto all’entrata laterale, rappresentante un trittico in cui compaiono S. Antonio e Maria Maddalena ai lati di S. Amico; dai documenti sappiamo che nel XIV secolo esisteva a Cocullo una chiesa dedicata a questo Santo, ma purtroppo non ci sono elementi utili per localizzarla.
Oltre alla bella acquasantiera  all’entrata laterale, la chiesa custodiva due leoni in pietra che dovevano originariamente decorare la facciata o un pulpito.
Purtroppo sono stati rubati alcuni anni fa insieme ai due quadri che decoravano gli altari laterali, rappresentanti S.Anna e la Madonna di Pompei.
Da Piazza Madonna delle Grazie è possibile ridiscendere al Santuario percorrendo Via S.Domenico o Via Aralizza. Entrambe le strade presentano interessanti caratteristiche architettoniche e fronti di edifici che testimoniano un’intensa stratificazione storica.
Da Via San Domenico si scorge, inserita in un muro moderno, una epigrafe del XVI secolo di difficile lettura, con un calice inciso al centro.
Nei pressi del Santuario è situata la fontana medievale,  raggiungibile percorrendo Via della Fonte.
La fonte, ben conservata e scarsamente modificata nella sua struttura originaria, presenta un fronte a tre archi acuti; i parapetti sono in parte mancanti per l’asportazione dei blocchi;  la parte superiore è rifinita da una cornice modanata e,  all’estremità destra, si conserva un blocco con uno stemma a rilievo.
L’interno della fonte è suddiviso secondo la ripartizione degli archi in tre parti;  la copertura delle tre vaschette è in pietre lavorate a falsa volta.
Anche i dintorni di Cocullo offrono piacevoli spunti per entrare in contatto con la natura e conoscere nuovi ambienti come Fonte Canale, un lungo fontanile a circa 800 m. da Piazza Madonna Delle Grazie. La fonte è molto semplice, decorata solo da un rilievo a tema vegetale.
Molto suggestivo è il luogo, immediatamente sotto il Monte Curro.
 
A sud di Cocullo, si trova la frazione Casale, piccolo borgo che ha mantenuto le sue caratteristiche architettoniche e la sua natura agro-pastorale.
Nei pressi dell’abitato sono stati scoperti in passato resti di edifici di età romana e una necropoli con tombe in lastre di pietra.