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TREGLIO (Ch)

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Storia del Comune
TREGLIO è un comune che si trova, non lontano da Lanciano, sul colle del torrente Arno (m. 183 S.L.M.), tra la strada n.83 Frentana e la provinciale S. Vito-Lanciano, nei pressi del castello autostradale A14.
Nel paese c’è da visitare la Chiesa parrocchiale con un campanile a tre piani, a base quadrata e solida, a cui danno slancio le quattro lesene in mattoni tendenti verso l’alto. Di fronte, sull’altro lato della piazza centrale, c’è il Palazzetto baronale, ex vescovile, del Settecento, dal bel portale con balconata frontale e sovrastante torretta a due piani.
Fin dalle sue origini il borgo è stato feudo del monastero di S. Giovanni in Venere di Fossacesia; viene infatti più volte elencato, nei secoli XII e XIII e XIV, trai beni ricadenti sotto il dominio di quell’abbazia benedettina. A metà Trecento il casale fu saccheggiato e tolto ai monaci di S. Giovanni; nel sec. XV il paese figurava tra le terre tributarie della città di Lanciano che ne aveva, ancora a fine Settecento, la giurisdizione criminale, mentre per quella civile e religiosa esso dipendeva direttamente dall’arcivescovo di Lanciano e Ortona che si fregiava del titolo di barone di Treglio.
Il comune attuale consta di un centro storico dove si svolgono attività amministrative e religiose, e tre frazioni maggiori: due lungo la strada Frentana, contrada sacchetti e S.Martino, la terza lungo la strada provinciale per S.Vito, contrada Paglieroni, dove sono insediate diverse imprese artigianali e commerciali che, negli ultimi venti anni, hanno conferito un nuovo aspetto al territorio e hanno creato nuovi stimoli alla vita socio - economica della gente che viveva prevalentemente dei buoni prodotti della terra. Vi sono anche aziende artigianali connesse con l’attività agricola della coltivazione degli olivi (la frangitura delle olive e la commercializzazione dell’olio extravergine di pregio non comune) e strutture alberghiere e di ristorazione di buona qualità.
Le principali manifestazione popolari sono quelle connesse con la venerazione dei santi e le sagre paesane. Da ricordare sono la feste religiose e civili in onore di S.Giorgio (23 aprile), di Maria SS.Assunta e S.Rocco (15-16 agosto); la rappresentazione scenica di alcuni episodi del Borgo Rurale: rassegna e degustazione di vino novello, di castagne e prodotti tipici locali e tradizioni contadine (novembre). Ce ne sono, inoltre, nei mesi primaverili ed estivi, altre di carattere culturale legate alla pittura: l’Estemporanea di pittura (luglio); “Treglio affrescata”, un laboratorio permanente di “pittura a fresco” con la partecipazione di molti allievi (aprile - settembre). Infine è degna di nota la presenza di un attivo “Centro Anziani” che programma e realizza attività di varia cultura popolare, in particolare quella della musica abruzzese con un affermato coro folcloristico composto di elementi del territorio comunale.
 
Le vicende di questa piccola comunità sono strettamente legate al monastero di S.Giovanni in Venere che ivi aveva una piccola “cella” o abitazione di monaci benedettini con annessa chiesa, a partire sicuramente dal 1176 fino alla metà del secolo XV. Ciò è quanto riferisce l’Antinori nelle sue Antichità della Regione Frentana…; egli nel menzionare la bolla del papa Alessandra III relativo alla conferma dei beni di detto monastero, in data appunto 1176, cita la chiesa di “S.Maria in grotta Trinea” similmente appellata, “S.Maria e in Cripta Trinea”, nel transunto riportato da Pietro Pollidoro nelle sue Notizie Istoriche… Pur se messa in discussione l’esistenza di tale chiesa da parte del cronista Bocache, il quale pensa si tratta della chiesa di S.Maria in Guardiagrele, essa appare in un diploma di Enrico VI del 1195, menzionato dal Priori, come “monastero di Santa Maria in Trio” pertinenza di S.Giovanni in Venere e nel Catalogus Baranum sotto identica intitolazione. Treglio era dunque feudo o villa di diretto dominio abbaziale, ma sottoposta a continue minacce di appropriazione da parte della vicina Lanciano che riesce ad aver ragione di tale usurpazione dal 1441 circa al 1570, data che segna il ritorno di Treglio sotto il dominio ecclesiastico, questa volta della diocesi di Ortona eretta, in quella data, a seda vescovile dal papa Pio V. Sin qui le notizie riportate dagli storici locali alle quali se ne aggiungono altre non meno interessanti relative, ad esempio, alle lotte per gli usi civici e confini fra il casale del Treglio e i castelli ed “universitas” limitrofi. Dalla fine del’ 500 la villa del Treglio è incamerata nei beni della mensa vescovile di Ortona, fino al 1809, epoca in cui la legge francese sull’eversione della feudalità decreta il passaggio del feudo al demanio ed in piccola quota al comune. Fino ad allora saranno i vescovi ortonesi, titolati abati e baroni, ad amministrare la villa riscuotendone decime e terraggi spesso gravosi a causa delle condizioni di estrema povertà dei suoi abitanti, per la maggior parte coloni, ed alle irrilevanti risorse delle casse comunali. Da un documento del 1801 attinente alle rendite di detta “università” si apprende che essa possiede di suo soltanto “un piccolo forno da cuocere pane costruito sul suolo feudale” per il cui sito paga 20 carlini l’anno indipendentemente dall’affitto non sempre assicurato. Unica tassa che percepisce è quella del “testatico” per un numero di 118 individui, mentre tutti i prodotti della terra sono tassati dalla mensa “cui anche si dà la decima dei prodotti degli animali che vi si allevano”. Altrettanto insostenibili risulta essere la congrua da pagare all’arciprete di ben 110 ducati annui che suscita nella popolazione aperta ostilità fino a quando il Ministero di Grazia e Giustizia, su istanza del comune, ne sancirà nel 1904, la definitiva abolizione. Oltre alle fonti tradizionali menzionate sono da citare due preziose iscrizioni rinvenute a Treglio all’interno dell’ex palazzo di rappresentanza del vescovo, oggi sede municipale. Entrambe le lapidi fanno riferimento alla costruzione ed ampliamento del palazzo nel periodo di reggenza dei primi due vescovi della diocesi ortense, Giandomenico Rebiba e Alessandro Roccabarile. Interessante è il riscontro del contenuto delle due iscrizioni che se ne può fare rispetto a quanto riportato dall’Antinori. Nella prima iscrizione originale si legge quanto segue: “Ioannes Rebiba Episcopus Ortonesis Hanc Domum Sibi, Et Successoribus Aedificat Anno Salutis Domini 1589”, mentre l’Antinori, che probabilmente desume la notizia da altra fonte, scrive: “Io Domenico Rebiba …”. Nella seconda iscrizione, riportata dall’Antinori, sono più evidenti le omissioni dal testo originale anche nell’indicazione della data cronica: Alexander Buccabarilius [nobilas Placentinus-originale] Episcopus Ortonesis Et Camplensis [et Baro Trilii-originale] Hanc Domum Aedificat Anno 1612 [1617-originale].
Alla fine del 700 la popolazione risulta composta da 23 fuochi corrispondenti circa 300 abitanti, mentre agli inizi del secolo XIX si assiste ad un incremento demografico abbastanza evidente fino agli 834 individui nel 1826 e a 1200 anime nel 1935, segno del verificarsi di un crescente miglioramento economico pur persistendo fenomeni di lunga durata, quali la pressione fiscale e i sistemi di coltivazione. All’indomani della divisione del territorio fra demanio e comune cadono gli antichi pesi imposti dal sistema feudale, ma ad essi si sostituiscono le nuove tasse comunali ugualmente onerose per i contadini riconosciuti, tuttavia, dalla nuova legge “coloni inamovibili” ossia possessori di diritto dei fondi da coltivare. I sistemi di coltivazione, pertanto, stentano a divenire intensivi anche a causa dell’esistenza di molti terreni pendio soggetti ad alluvioni e smottamenti continui. Del 1870 è un documento che descrivi lo stato dei boschi e selve della vita del Treglio in virtù della circolare dell’Intendenza di Chieti del 5 settembre1806; in esso si legge: “nel territorio del Treglio ci è porzioni in vari pezzi che si chiama la Selva del Treglio … le parti selvose non sono degli alberi di alto fusto … querce e cerri che producono ghiandole …dette porzioni selvose si ritrovano in oggi in tale stato per non essersi potute ridurre coltivatore …per causa del sito scomodo e maggiormente per la mala qualità del terreno non suscettibile di coltura …”( A.S. Ch., Intendenza, affari comunali Treglio, b.1174). In un registro del 1935, conservato presso l’archivio comunale di Treglio, vi è un’altra descrizione del territorio comunale, fatta dal perito Vincenzo Fabris; ivi apprendiamo che detto territorio “nel suo complesso ha la forma di una accetta col manico a sud ed il taglio esposto a Nord-Ovest; confina a Nord-Ovest col Comune di S.Vito, ad Ovest-Sud ed Est con Lanciano e ancora ad Est con Rocca S. Giovanni … occupa una parte del pianoro che dalla lontana Maiella va Lentamente degradando verso il mare Adriatico… ed è solcato da due profonde Vallate, il fosso Marchionne ad Est e il Castellano ad Ovest che si congiungono All’estremo Nord del territorio, prima di riunirsi al Feltrino in territorio Di S.Vito Chietino “. Il testo prosegue con il racconto di una forte frana avvenuta intorno al 1830 in Località “Torrepata“, a nord del territorio, ove le due vallate si ricongiungono, frana “che mostra ancor oggidì lo sconvolgimento a cui furono sottoposti quei terreni”. I segnali di un certo risveglio della classe contadina e di un maturato senso della proprietà si avranno a partire dagli anni sessanta dell’800 e la spia più evidente sarà la corsa al disboscamento dei terreni per aumentare la produttività ed evitare il pagamento al comune della tassa sull’alberatura. Consistente sarà la perdita di centinaia di querce che un tempo fornivano sostentamento e benefici gratuiti alla popolazione, censite in un numero di 1500 prima della divisione demaniale e in sole 61 unità nel 1935.
Il carattere spiccatamente rurale e semplice della comunità tregliese si coglie nel suo rallentato sviluppo economico e sociale. Per tutto il secolo XIX, fino al primo quarto del secolo successivo, si registrano i tentativi dell’amministrazione locale di sanare o migliorare situazioni di fatto molto precarie: scarsezza di acqua potabile, inadeguatezza delle strade, inesistenza di una scuola pubblica, mancanza di servizi igienico-sanitari, insufficienza del cimitero comunale e finanche della chiesa parrocchiale a cui ricostruzione sarà oggetto di interminabili lavori e complesse contrattazioni con le autorità superiori. La guerra e il triste fenomeno dell’immigrazione che interesserà anche Treglio intorno agli anni 40 - 50 del Novecento contribuiranno a rendere quanto meno modeste le condizioni di vita dell’interna popolazione. L’accelerazione economica degli ultimi anni ha, tuttavia, consentito al comune di Treglio di crescere socialmente e culturalmente, ma conservando memoria del passato. Dimostrazione di ciò è il vivo interesse che l’attuale amministrazione ha rivelato nei confronti della propria storia locale ed in particolare delle testimonianze documentarie di cui oggi è gelosa custode.
 
Fonte: "Treglio Immagini di Storia" 1996