COMUNE DI VENTOTENE (LT)

Storia del comune

Ventotene, fa parte dell'Arcipelago delle isole Pontine o Ponziane (provincia di Latina-Lazio). Lunga circa 2800 metri, con una larghezza massima di 800 metri e alta, nel punto più elevato 139 m. L'isola presenta caratteristiche assai diverse da quelle dell'isola di Ponza. Più compatta, denuncia la sua origine vulcanica nelle terre rossastre e brune, coperte da bassa vegetazione e da fichi d'india. Il giro dell'isola riserva piacevoli sorprese...
Ventotene, meta di un turismo crescente, offre al primo impatto già l'inconfondibile sapore di "antichità" . Il traghetto, infatti, per attraccare al moderno bacino portuale costeggia, nelle sue lunghe e pittoresche evoluzioni di manovra, un promontorio dalla scarna ed inconfondibile massa tufacea, detto Punta Eolo (anche questa definizione è un doveroso e premonitore accenno al mitico dio del vento, della cui presenza si avrà certamente, ed ampiamente, modo di accorgersi durante il soggiorno nell'isola) : al di sopra sono sparsi i resti di un'imponente villa romana cui la tradizione ha attribuito l'emblematico nome di "Villa Giulia", a ricordo della figlia dell'Imperatore Augusto che vi soggiornò in esilio.
Ma la sorpresa più singolare la si avrà non appena percorsi dieci metri dalla banchina del molo: al di là dell'immancabile e vociante parete umana che caratterizza ogni arrivo e partenza del traghetto, si presenta agli occhi lo straordinario spettacolo dell'antico porto di Ventotene, interamente intagliato nel banco roccioso.
 
La nascita dell'isola
Alcune eruzioni riconducibili a circa un milione e settecentomila anni fa (Villafranchiano antico), proiettarono fuori dal mare lave e materiali  piroclastici che dettero vita, in breve, all'isola di Ventotene che  venne così a costituire la parte superiore di un cono vulcanico.
Dopo la prima plasmatura la definitiva ossatura dell'isola si realizzò  circa un milione e duecentomila anni fa, allorquando una nuova eruzione  consoliderà la struttura dell'isolotto di S. Stefano.

 
L'età classica
Per Ventotene è accertata la presenza di materiale protostorico, rinvenuto  circa quaranta anni fa in un terreno fra il cimitero ed il pendio occidentale  dell'isola. Si trattava di reperti, per lo più ridotti a frustuli ceramici,  relativi all'età del bronzo (secc. XVI-XVII a.C.). Non deve sorprendere la presenza di un insediamento, anche se evidentemente riferibile ad un ridotto gruppo di capanne, in questo punto dell'isola. Infatti come per Ponza, anche a Ventotene nella scelta dei luoghi per la frequentazione, in epoca protostorica, si prediligevano i punti a ridosso del ciglio roccioso (per ovvi motivi di maggiore difendibilità) ma non lontani  dai punti di approdo e di facile sfruttamento del suolo. Sempre in età antica l'isola di Ventotene viene chiamata ora Pandaria, ora Pandotira. Solo a partire dal Medioevo prende corpo il fenomeno della progressiva deformazione lessicale dell'originario nome dell'isola, fino a giungere all'attuale nome "Ventotene", che molto probabilmente deriva dal termine"vento". Dopo un lungo periodo di silenzio per tutta l'età repubblicana, durante la quale  evidentemente l'isola risente del maggior sfruttamento di Ponza, Ventotene sale alla ribalta della cronaca a partire dallo scorcio del I sec. a.C. con la sua designazione a luogo di esilio, per vita dissoluta, di esponenti della famiglia imperiale. Spettò a Giulia il triste destino di inaugurare la serie di ospiti illustri dell'arcipelago pontino, sappiamo che nel 2 a.C. la figlia di Augusto fu relegata a Ventotene per violazione della lex iulia sulla moralizzazione pubblica, emanata da Augusto nel 18 a.C.
 
Lo sfruttamento del territorio
L'inizio dello sfruttamento edilizio dell'arcipelago può verosibilmente farsi risalire ai primissimi anni del regno di Augusto. Va tenuto presente che nel quadro dell'utilizzazione del suolo ai fini della realizzazione di ville residenziali, Ventotene offriva con la sua geomorfologia molto meno tormentata di quella di Ponza, un indubbio vantaggio. A ciò va aggiunto il particolare interesse che Augusto mostrò di avere, a partire dal 29 a.C., nei confronti dell'isola. La particolare posizione di Ventotene, a metà strada tra le coste laziali e campane e la sua conformazione topografica dovettero far cadere l'attenzione di Augusto, o di chi per lui, su quest'isola. Sta di fatto che già nel 2 a.C. Ventotene era in grado di ospitare esiliati di rango imperiale.

I Borboni e Ventotene
Con i Borboni si crearono i presupposti per una nuova urbanizzazione di Ventotene, la seconda dopo quella romana. Se troppo grandi ed estese erano le strutture di epoca romana per essere cancellate completamente, altrettanto non si può dire per le sporadiche testimonianze dei secoli successivi, che vennero pertanto spazzate via o totalmente rimpiazzate.
L'antico borgo marino, la chiesa di S. Candida, il Forte Torre ed il maestoso carcere sull'isolotto di S. Stefano sono i più importanti monumenti borbonici di Ventotene.

Ventotene e Santo Stefano
Sono da sempre legate. Nascono nello stesso periodo, rimesse in moto da un programma d’innovazione borbonico, viaggeranno sempre appaiate. Il primo a citare quest’unione è il Settembrini che ci narra di quando, detenuto a  Santo Stefano, poteva vedere l’esterno, perché non più in cella ma nell’infermeria, dalla quale notò che i ventotenesi, con un barchino, venivano a barattare il pesce e gli ortaggi coltivati a Ventotene in cambio del pane nero di  Santo Stefano. Cosa che lo straniva molto visto che quel pane era cattivo.
Poi ci sono i ventotenesi che facevano le guardie di custodia a  Santo Stefano, ancora presenti a Ventotene e memoria viva. Poi addirittura agenti che trovano l’amore a Ventotene e qui si sposano.
Quando la “fine pena mai” viene abolita tra i detenuti liberati c’era chi non riusciva a ritrovare un posto nella realtà dalla quale proveniva, perché  Santo Stefano li aveva segnati per sempre. Uno di questi fu un detenuto soprannominato Nerone, di Roma, che dopo essere uscito dal carcere non riesce a reintegrarsi nella sua città, quindi si trasferisce a Ventotene e visto che a  Santo Stefano faceva il meccanico, apre un’officina, con tutto rispetto e dignità si insedia sull’isola. Addirittura Nerone ebbe un permesso speciale dal Direttore del carcere, che in caso di emergenze poteva tornare a  Santo Stefano a fare da uomo libero quello che faceva da detenuto.
Che si sappia i ventotenesi non vedevano di malo modo  Santo Stefano, anche perché erano pochi quelli che ci potevano andare, chi per motivi di lavoro, contadino ad esempio, o perché parente di questi. In realtà ventotenesi che frequentavano  Santo Stefano usufruivano dei servizi dell’isola, come ad esempio il cinema, o c’era chi sperava di far partorire la propria moglie li, perché è vero che a Ventotene c’era una levatrice, ma a  Santo Stefano l’assistenza medica migliore. Oggi possiamo dire che c’è chi ha sui documenti: nato a  Santo Stefano di Ventotene.